ho caldo. non ne posso più di studiare e come sempre sotto esame, mi ritrovo col vuoto cosmico in testa e l'ansia da ripasso dell'ultimo minuto, dello schema chiarificatore - come se quelle file di dati dovessero magicamente risolvere tutto.
sono stufa, ma anche arrabbiata. mi sento sola, ma voglio stare sola. litigo con tutto e tutti. odio la dieta dell'ultimo minuto per andare a un matrimonio che sarà noiossissimo - però amo la mia pancia piatta, perciò ho abolito nutella, spuntini e coca..la morte dell'umore-
ho voglia di parlare con un amico e lamentarmi della mia dolce metà, che in questi giorni più che dolce è abrasiva, che continuiamo a discutere su fatti di principio. che è vero che io faccio di quasi tutto un fatto di principio, ma il giorno in cui lui ammetterà di avere torto allora avranno avuto ragione i maya.
che discutere via skype non aiuta, con tutti quei fruscii di linea e fermo immagine e rumori in sottofondo che rendono ancora più irritante discutere.
che lui è permalosissimo e cocciuto. e io quando voglio di più. che mi sento in credito e mi sa che è proprio un problema solo mio.
che butterei via i libri dalla finestra, chiamerei un'amica per andare al mare e leggerei solo quello che mi piace, mangerei gelati, e la sera pesce e vino bianco frizzante. e mi dimenticherei degli impegni, della to do, del mio adorabile maritino e del cellulare almeno per qualche giorno.
e invece torno ai libri con l'unica consolazione di una mela e una sigaretta nella speranza che la mia testa assorba ancora qualcosa e lunedì arrivi e passi in fretta.
gamibu
venerdì 29 giugno 2012
giovedì 28 giugno 2012
lettera
e così aspetti un figlio.
non so perchè la notizia mi stupisca più della lunga serie di amiche, conoscenti, ex che aspettano o hanno avuto figli. non sei neppure il primo della classe, almeno non in questo. non eri neppure il ragazzo al liceo, o chissà che.
eppure saperlo, realizzare che tu avrai un figlio, mi ha lasciata senza parole.
non ti ho mai amato, eppure sentivo, appena dietro la diffidenz,a una grande affinità. negata, ogni momento, ma era lì. oltre le barricate di ideologie che non erano neppure nostre. dietro le tue frasi sibilline, dietro il tuo snobismo da contraddizione, da negazione di qualsiasi omogeneizzazione e uniformazione possibile.
io che ero tutta un clichè -non uno solo ma una bella somma. la secchia. la ribelle. la politicizzata. la zoccola -perchè stavo con uno più grande e a voi della classe non vi filavo-. la stronza. però quella a cui chiedere le versioni. quella che difendeva sempre i diritti degli altri. quella che si faceva avanti nell'interrogazione a sorpresa. quella che non era mai integrata, mai abbastanza per voi dell'ultima fila.
eravamo entrambi tra i migliori, ma forse questa era una delle cose che non potevi sopportare di noi.
eravamo leader, solo che tu hai deciso che era meglio estromettermi davanti agli altri. fino a quella notte, quel concerto e poi il mio stupore di trovarti addosso a me. e poi il silenzio. e il patto il giorno dopo, andando a scuola, che nulla era cambiato. -davvero, mi chiedo ora, come abbiamo potuto fingere che fosse tutto uguale? uguale a cosa? uguale non lo è stato mai.
e poi ritrovarti nella stessa università, rifare un corso insieme, compagni di banco come mai al liceo, ma senza capirti, un'altra volta.
e poi tu la tua vita e io la mia. non ho potuto far a meno di notare il parallelismo dei nostri matrimoni -compreso quello di quell'altra compagna. amica e nemica come te.-
e poi ti ho sognato molto in questo ultimo anno. penso sia un modo per far pace con la me stessa di quegli anni lì, ma non saprei.
ti ho sognato di nuovo addosso. uguale e diverso. in quella vita parallela in cui -non per sempre, ma per un po'- invece di farci la guerra, avremmo fatto l'amore.
non importa. non è un rimpianto. è per dirti che in un modo o nell'altro mi sento legata a te. un legame a senso unico, ma forte. diverso da quello che pensavo di ritrovare di quegli anni, eppure l'unico giusto.
così diventi padre. dovrei farti gli auguri?
auguri.
ma per me tu sarai sempre sospeso da qualche parte tra un applauso ironico che scatta dall'ultima fila per un 10 in italiano e uno sguardo che dice tutto, in una notte di quasi estate, ascoltando una ballata cantata dall'unico oasis che c'è stato per noi.
non so perchè la notizia mi stupisca più della lunga serie di amiche, conoscenti, ex che aspettano o hanno avuto figli. non sei neppure il primo della classe, almeno non in questo. non eri neppure il ragazzo al liceo, o chissà che.
eppure saperlo, realizzare che tu avrai un figlio, mi ha lasciata senza parole.
non ti ho mai amato, eppure sentivo, appena dietro la diffidenz,a una grande affinità. negata, ogni momento, ma era lì. oltre le barricate di ideologie che non erano neppure nostre. dietro le tue frasi sibilline, dietro il tuo snobismo da contraddizione, da negazione di qualsiasi omogeneizzazione e uniformazione possibile.
io che ero tutta un clichè -non uno solo ma una bella somma. la secchia. la ribelle. la politicizzata. la zoccola -perchè stavo con uno più grande e a voi della classe non vi filavo-. la stronza. però quella a cui chiedere le versioni. quella che difendeva sempre i diritti degli altri. quella che si faceva avanti nell'interrogazione a sorpresa. quella che non era mai integrata, mai abbastanza per voi dell'ultima fila.
eravamo entrambi tra i migliori, ma forse questa era una delle cose che non potevi sopportare di noi.
eravamo leader, solo che tu hai deciso che era meglio estromettermi davanti agli altri. fino a quella notte, quel concerto e poi il mio stupore di trovarti addosso a me. e poi il silenzio. e il patto il giorno dopo, andando a scuola, che nulla era cambiato. -davvero, mi chiedo ora, come abbiamo potuto fingere che fosse tutto uguale? uguale a cosa? uguale non lo è stato mai.
e poi ritrovarti nella stessa università, rifare un corso insieme, compagni di banco come mai al liceo, ma senza capirti, un'altra volta.
e poi tu la tua vita e io la mia. non ho potuto far a meno di notare il parallelismo dei nostri matrimoni -compreso quello di quell'altra compagna. amica e nemica come te.-
e poi ti ho sognato molto in questo ultimo anno. penso sia un modo per far pace con la me stessa di quegli anni lì, ma non saprei.
ti ho sognato di nuovo addosso. uguale e diverso. in quella vita parallela in cui -non per sempre, ma per un po'- invece di farci la guerra, avremmo fatto l'amore.
non importa. non è un rimpianto. è per dirti che in un modo o nell'altro mi sento legata a te. un legame a senso unico, ma forte. diverso da quello che pensavo di ritrovare di quegli anni, eppure l'unico giusto.
così diventi padre. dovrei farti gli auguri?
auguri.
ma per me tu sarai sempre sospeso da qualche parte tra un applauso ironico che scatta dall'ultima fila per un 10 in italiano e uno sguardo che dice tutto, in una notte di quasi estate, ascoltando una ballata cantata dall'unico oasis che c'è stato per noi.
mercoledì 27 giugno 2012
cenerentola e alice
non ho mai creduto che i sogni siano desideri di felicità come cantava cenerentola. credo che lo siano i sogni a occhi aperti. non quelli fatti dormendo.
i sogni sono frammenti del mio inconscio che esplodono in tutta la loro irrazionalità e follia.. i sogni sono alice nel paese delle meraviglie dove tutto quello che succede non segue la logica normale, ma impazzisce. forse è per questo che ho sempre odiato alice.. è l'antitesi del controllo, e per questo mi spaventa.
i sogni che faccio a volte mi spaventano. sono vite parallele non vissute che mi lasciano addosso il sottile filo d'angoscia di un rosario di se e ma. la psico diceva che i sogni rapprasentano altro, ma non mi ha mai spiegato cosa. allora cerco io di dargli un senso, ma è come cercare di modellare plastilina animata, ogni forma che cerco di dargli è in movimento e si altera appena smetto di plasmarla.
allora li lascio andare, quel che ho sognato, ho sognato. è solo un sogno, mi ripeto.
non si può controllare l'incontrollabile. e poi, avrebbe mai un senso?
però dopo giorni di quiete mi sveglio di nuovo con la paura del futuro, con la certezza di non avere certezze, con il mondo indeterminato che si stende di fronte a me e srotola un sentiero accidentato di perplessità.
ho troppi dubbi a cui non so dare forma, troppe paure ingigantite dal silenzio-quanto silenzio in questi miei giorni.
e ora anche sognare diventa un rischio. il rischio dell'ignoto che pervade la mia vita scivola nel mondo dei sogni trasformando il riposo in battaglia per il controllo.
è il mio inconscio che mi dice di lasciar andare, di lasciar vivere.. ma non sono ancora pronta. non ancora.
i sogni sono frammenti del mio inconscio che esplodono in tutta la loro irrazionalità e follia.. i sogni sono alice nel paese delle meraviglie dove tutto quello che succede non segue la logica normale, ma impazzisce. forse è per questo che ho sempre odiato alice.. è l'antitesi del controllo, e per questo mi spaventa.
i sogni che faccio a volte mi spaventano. sono vite parallele non vissute che mi lasciano addosso il sottile filo d'angoscia di un rosario di se e ma. la psico diceva che i sogni rapprasentano altro, ma non mi ha mai spiegato cosa. allora cerco io di dargli un senso, ma è come cercare di modellare plastilina animata, ogni forma che cerco di dargli è in movimento e si altera appena smetto di plasmarla.
allora li lascio andare, quel che ho sognato, ho sognato. è solo un sogno, mi ripeto.
non si può controllare l'incontrollabile. e poi, avrebbe mai un senso?
però dopo giorni di quiete mi sveglio di nuovo con la paura del futuro, con la certezza di non avere certezze, con il mondo indeterminato che si stende di fronte a me e srotola un sentiero accidentato di perplessità.
ho troppi dubbi a cui non so dare forma, troppe paure ingigantite dal silenzio-quanto silenzio in questi miei giorni.
e ora anche sognare diventa un rischio. il rischio dell'ignoto che pervade la mia vita scivola nel mondo dei sogni trasformando il riposo in battaglia per il controllo.
è il mio inconscio che mi dice di lasciar andare, di lasciar vivere.. ma non sono ancora pronta. non ancora.
venerdì 22 giugno 2012
giornata lenta
è una giornata lenta, di quelle che i minuti sembrano ore. e non perchè aspetti sera per chissà quale ragione..è solo una giornata ripiegata su se stessa, in cui anche il sole sembra metterci più del solito a cambiare posizione. il caldo è uguale da quando mi sono alzata, il gatto è così pigro che al massimo cambia impercettibilmente mattonella cercando un po' di fresco, io fisso vacua la stessa pagina da ore -minuti?-
è una di quelle giornate che sembra far parte delle estati del liceo, in cui mi rintanavo in casa con un libro, aspettando il tramonto per tornare alla vita, uscire, riprendere contatti. estati con le persiane socchiuse, a mangiare latte e biscotti perchè il nuovo pearcing alla lingua impediva nutrimenti più solidi, a chiacchierare con un'amica stese sul letto o sdraiate sul pavimento in cerca di un po' di fresco, oppure con un libro da leggere finchè le parole non si confondevano e allora era già quasi ora di uscire, di mettersi jeans e maglietta, prendere la vespa e raggiungere gli amici.
ecco è una giornata così, solo che io non sto leggendo svogliatamente aspettando sera per uscire, sto cercando di concentrarmi sulle pagine di un testo per impregnarmi di nozioni, senza aspettare nulla per la serata, sentendo un po' di malinconia per la vespa e il pearcing e gli amici e le estati del liceo, e un po' avendo voglia di amici e birra, cose semplici che però non sono qui, sono a km da qui, alcuni a portata di macchina altri solo di voli intercontinentali.
e allora resto qui, col gatto che è svenuto sul calorifero spento, il libro che mi guarda, la birra che resta in frigo, la voglia di amici e leggerezza in un angolo della mente a chiedermi come e quando sono cresciuta e ho finito il liceo, che io gli ultimi 10 anni me li sono persa da qualche parte, tra una giornata lenta e una vita veloce.
è una di quelle giornate che sembra far parte delle estati del liceo, in cui mi rintanavo in casa con un libro, aspettando il tramonto per tornare alla vita, uscire, riprendere contatti. estati con le persiane socchiuse, a mangiare latte e biscotti perchè il nuovo pearcing alla lingua impediva nutrimenti più solidi, a chiacchierare con un'amica stese sul letto o sdraiate sul pavimento in cerca di un po' di fresco, oppure con un libro da leggere finchè le parole non si confondevano e allora era già quasi ora di uscire, di mettersi jeans e maglietta, prendere la vespa e raggiungere gli amici.
ecco è una giornata così, solo che io non sto leggendo svogliatamente aspettando sera per uscire, sto cercando di concentrarmi sulle pagine di un testo per impregnarmi di nozioni, senza aspettare nulla per la serata, sentendo un po' di malinconia per la vespa e il pearcing e gli amici e le estati del liceo, e un po' avendo voglia di amici e birra, cose semplici che però non sono qui, sono a km da qui, alcuni a portata di macchina altri solo di voli intercontinentali.
e allora resto qui, col gatto che è svenuto sul calorifero spento, il libro che mi guarda, la birra che resta in frigo, la voglia di amici e leggerezza in un angolo della mente a chiedermi come e quando sono cresciuta e ho finito il liceo, che io gli ultimi 10 anni me li sono persa da qualche parte, tra una giornata lenta e una vita veloce.
martedì 19 giugno 2012
giornata no
spenta e sovraccarica.così mi sento. coi libri che mi guardano ottusi, il caldo che mi devasta, il gatto che miagola senza motivo.
avrei voglia di essere ovunque e non qui. non c'è nessun posto in cui vorrei essere. è uno di quei giorni in cui vorrei essere una sportiva, uscire da casa, andare a correre o a nuotare finchè i muscoli non brucino e il cervello si svuoti.
ma non lo sono, mi vien male solo a pensare alla fatica, al fiato corto, al dolore e alla stanchezza.
è solo giorno da jeans strappati e maglietta stropicciata. giorno di energie disperse, non catalizzate e in qualcosa di soddifacente.
è solo uno di quei giorni in cui mi irrita tutto, dalla tv ai miei capelli.
a volte mi sveglio la mattina con quella sensazione che nel sogno appena dissolto ci fosse una risposta che non so leggere a domande che non so farmi. e mi resta addosso quella inquietudine da dubbio non sopito, dilemma non risolto.
vorrei solo maggiori contatti con il mondo, sebbene il mondo mi sia così estraneo da potermi sentire quasi un alieno.
niente, non è successo niente. e forse è questo che mi rende così nervosa.
avrei voglia di essere ovunque e non qui. non c'è nessun posto in cui vorrei essere. è uno di quei giorni in cui vorrei essere una sportiva, uscire da casa, andare a correre o a nuotare finchè i muscoli non brucino e il cervello si svuoti.
ma non lo sono, mi vien male solo a pensare alla fatica, al fiato corto, al dolore e alla stanchezza.
è solo giorno da jeans strappati e maglietta stropicciata. giorno di energie disperse, non catalizzate e in qualcosa di soddifacente.
è solo uno di quei giorni in cui mi irrita tutto, dalla tv ai miei capelli.
a volte mi sveglio la mattina con quella sensazione che nel sogno appena dissolto ci fosse una risposta che non so leggere a domande che non so farmi. e mi resta addosso quella inquietudine da dubbio non sopito, dilemma non risolto.
vorrei solo maggiori contatti con il mondo, sebbene il mondo mi sia così estraneo da potermi sentire quasi un alieno.
niente, non è successo niente. e forse è questo che mi rende così nervosa.
sabato 16 giugno 2012
stronger
è ancora qui, giusto a una stanza da me, giusto a 18 h più o meno da un altro volo. ma lo sento scivolare via, di nuovo, mani troppo sudate per tenere la presa e mi si chiude la bocca dello stomaco. perchè questo weekend che doveva essere solo per noi due, non lo è stato, pieno di altri, altri anche piacevoli, ma sempre altri. e perciò non ho potuto stargli addosso quanto avrei voluto, avere i suoi occhi solo su di me. in più lui sta male, come ogni volta che viene qui. lui dice che è colpa del clima. io del gatto. ma alla fine passa 48 ore in apnea.
e io già vedo dipanarsi davanti a me le prossime tre settimane senza lui e una volta di più mi chiedo qual'è il centro di gravità della mia vita? dove l'origine della mia felicità? perchè è così difficile per me vivere invece che progettare la vita, gioire invece che frustrarmi per un domani migliore ma che non arriva mai?
mi manca già anche se è qui. mi manca già perchè lo amo e senza lui la mia vita vale un po' meno.
mi manca già, ma perchè ho sempre bisogno che mi manchi per ricordarmi davvero quanto vale?
e io già vedo dipanarsi davanti a me le prossime tre settimane senza lui e una volta di più mi chiedo qual'è il centro di gravità della mia vita? dove l'origine della mia felicità? perchè è così difficile per me vivere invece che progettare la vita, gioire invece che frustrarmi per un domani migliore ma che non arriva mai?
mi manca già anche se è qui. mi manca già perchè lo amo e senza lui la mia vita vale un po' meno.
mi manca già, ma perchè ho sempre bisogno che mi manchi per ricordarmi davvero quanto vale?
giovedì 14 giugno 2012
here comes the sun
perchè non può piovere per sempre come diceva il corvo - quanto mi piaceva da ragazzina quella figura di vendicatore triste solitario e finito disperato nel vero senso della parola.
a volte basta che molli un attimo, un attimo solo, tutto si riallinea, io la pianto di dibattermi come un pesce in una tonnara -grna brutta fine fa venir voglia di diventare vegetariani.
e le persone intorno a me non si comportano mai come mi aspetterei, e questo è bello. aiuta a uscire dai pregiudizi, io che di pregiudizi ne ho sempre troppi, di schemi e caselle per tutti e tutto. e mi paice quando mi spiazzano, è come il gusto del gelato in inverno, come il sogno di un camino in estate.
e ho scelto..e si, mi sento egoista e piena di sensi di colpa e in debito. ma non fa niente. ho scelto. ho scelto bene? non lo so. ho scelto quello che l'istinto mi diceva. ho scelto di assecondarmi un po'.
ho sentito ottimi consigli, buone opinioni, letture trasversali e profonde. poi ho fatto quello che mi dice sempre kirsebaer. caffè, sigaretta, respiro. e ho deciso.
vorrei poter dire che ho fatto la scelta giusta, ma giusta non è la parola corretta...che ho fatto una scelta coerente..ma ancora non ci siamo..che ho fatto una scelta autentica. non lo so. vorrei poterlo dire ma ad essere sincera non lo so.
però mi risuona in testa here comes the sun, e secondo me è un buon segno..
a volte basta che molli un attimo, un attimo solo, tutto si riallinea, io la pianto di dibattermi come un pesce in una tonnara -grna brutta fine fa venir voglia di diventare vegetariani.
e le persone intorno a me non si comportano mai come mi aspetterei, e questo è bello. aiuta a uscire dai pregiudizi, io che di pregiudizi ne ho sempre troppi, di schemi e caselle per tutti e tutto. e mi paice quando mi spiazzano, è come il gusto del gelato in inverno, come il sogno di un camino in estate.
e ho scelto..e si, mi sento egoista e piena di sensi di colpa e in debito. ma non fa niente. ho scelto. ho scelto bene? non lo so. ho scelto quello che l'istinto mi diceva. ho scelto di assecondarmi un po'.
ho sentito ottimi consigli, buone opinioni, letture trasversali e profonde. poi ho fatto quello che mi dice sempre kirsebaer. caffè, sigaretta, respiro. e ho deciso.
vorrei poter dire che ho fatto la scelta giusta, ma giusta non è la parola corretta...che ho fatto una scelta coerente..ma ancora non ci siamo..che ho fatto una scelta autentica. non lo so. vorrei poterlo dire ma ad essere sincera non lo so.
però mi risuona in testa here comes the sun, e secondo me è un buon segno..
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