gamibu

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giovedì 8 gennaio 2015

2015

sono arrivata da pochi giorni e merda fa un freddo pazzesco. di quelli che ti entrano nelle ossa e non ti mollano un attimo. anche perche' qui le case non hanno riscaldamento, percio' se fa freddo si sopporta (ma io non so sopportare il freddo).

che c'ho addosso una certa depressione, e non so se e' il brutto tempo o la non voglia di, o l'aver quasi smesso di fumare, o il fatto che non sto bene.  il motivo non lo so, ma quasi tutti i progetti che avevo adesso mi sembrano noiosi, inutili, impossibili, sfinenti etc.

che spero mi passi in fretta o passi in fretta perche' non so come gestirla.

e basta. che il 2015 porta troppe cose, e io non sono pronta neppure per la meta'. a per fortuna e' un anno lungo.

domenica 7 dicembre 2014

nervosa

che a me le vacanze di natale per antonomasia significano stress.
che mi sembra di sbattermi un sacco per niente.
che sono stanca morta e i weekend orami non riesco mai a riposarmi.
che mi sento strattonata in troppe direzioni e prima o poi mi spezzo. o inizio a urlare e non mi fermo piu'.
che oggi non tollero la falsita', le ipocrisie, la stupidita'. piu' del solito intendo.
che vorrei solo dormire.
che mi sento presa in giro e questo mi fa impazzire.
che non basta mai.
che vivo di scadenze, e incastri e partenze e ritorni e saluti e tempo contato.
che vorrei poter dire che in ferie non sara' cosi', e invece sara' peggio.
che niente, oggi e' tutto schifo e dolore.
vado in off. 

giovedì 13 novembre 2014

homesick

mi manca casa, mi manca cosi' forte. 

mi mancano il freddo e le luminarie di natale.
mi manca il profumo di caldarroste e pioggia nell'aria fredda della sera.
mi mancano il piumone e una tazza di the caldo e un serial in tv.
mi manca il lago e le colline, l'odore della terra e dei boschi.
mi manca anche la citta', le sue luci, le persone frettolose, i marciapiedi umidi e gli scorci inaspettati.
mi manca la mia lingua, musicale e semplice. mi manca anche se la parlo tanto. mi manca perche' sono circondata da una strana lingua, suoni diversi che non sempre so decifrare.
mi mancano gli amici, gli aperitivi e le parole in circolo, le chiacchiere leggere e il capirsi con uno sguardo. 
mi manca mia madre che fa l'albero e si agita per i regali. mi manca mia sorella perennemente insoddisfatta.

mi manca la bellezza, cosi' tanto che fa male, cosi' tanto che toglie il fiato.
mi manca perche' qui é cosi' difficile trovarla. è nascosta, sepolta, spesso irraggiungibile.
e io ho bisogno di bellezza. non pensavo di poterla agognare cosi' tanto.

e niente. solo che a volte sono cosi' homesick che dimentico che sono felice, che amo quello che faccio e che sono, che mi piace vivere fuori.
a volte, semplicemente, la malinconia è troppa. 
e allora conto i giorni che mi separano da casa e mi cullo nei ricordi.

venerdì 7 novembre 2014

di esami e pensieri confusi

giorno d'esami e io mi sveglio con il mal di gola e il raffreddore. maledetta aria condizionata a novembre.
e mi sveglio che non ho nessuna voglia di fare quel maledetto ultimo ripasso che dovrebbe farmi entrare in testa tutte le informazioni che stasera mi salveranno dal fare scena muta.
mi alzo con mille altri pensieri. ma io sono fatta cosi': il giorno fatidico, sono gia' oltre, presa da mille altri piani e progetti.

che sono un po' arrabbiata perche' con tutte le cose da fare ho trascurato il mio sogno, che non e' proprio finito in un casetto, ma sotto pile di carta, si. e non trovo il tempo per spolverarlo, ecco.

che sono a casa da sola anche questo weekend e a volte mi chiedo se sia meglio cosi' oppure no.
che mi sembra di fare troppe cose insieme e non farne nessuna.
che odio avere il raffreddore.
che sono gia' tesa ora per il ritorno a casa per natale, perche' io non amo questo paese, no, proprio no, ma io vivo qui e la somma delle aspettative e delle domande che arriveranno mi ammazza.

che la gente pensa che io voglia cose che forse non voglio o forse non potro' avere e faccio confusione e non so piu' dove e' il confine tra me e loro, tra volere e potere.

che cerco di mantenere la calma, la maggior parte del tempo, e a volte non ce la faccio.
che c'ho un sogno che rischia di finire nel cassetto e questo mi fa imbestialire.
che mi mancano i miei amici, quasi sempre.
che sono stanca e malata, e non ho proprio voglia di studiare.
che domani sara' un'altro giorno, come diceva Rossella, e l'importante e' avere sempre una Tara a cui tornare. che forse il problema e' proprio capire quale sia la mia Tara.
che ci pensero' domani.

venerdì 10 ottobre 2014

umani e calzini

mi sono svegliata con l'immagine di certe giornate pigre condivise con amici che non ci sono piu', giornate che non torneranno mai. Ho lasciato che i ricordi mi guidassero in un mondo di nostalgia.
Ho lavorato tutto il giorno, sola, con l'unica compagnia di musica malinconica e un desiderio impellente di fare qualcosa per me, ma non l'ho fatto.
mi sono chiesta per l'ennesima volta nella mia vita, perche' non posso essere pulita come un calzino, perche' non posso avere sogni lineari e desideri realizzabili. mi sono chiesta se questo dipenda proprio dal fatto di non essere un calzino ma un umano. Mi sono commossa davanti a un film e a una canzone che mi ricordavano tutto e niente. Ho provato il desiderio struggente di qualcosa che non so definire. e questo mi ha fatto sentire ancora piu' umana.
vorrei saper creare anch'io una bellezza dolorosa e dolcissima, ma forse e' semplicemente il desiderio di ognuno di noi, quello di sentire che esistiamo davvero e non ci limitiamo a sopravvivere.
ho coccolato il mio gatto e l'ho invidiato perche' si accontenta semplicemente di vivere e non anela a nulla di piu'. poi l'ho coccolato ancora e mi e' dispiaciuto per lui perche' si limita a vivere.
ho lasciato che lacrime insensate rigassero il mio volto e mi sono permessa di essere fragile una volta tanto, senza nessun testimone, tranne un gatto che non parlera'- me l'ha promesso.
mi sono sentita ferita,senza aver idea di cosa mi ferisse: i ricordi, la musica, le mie stesse parole. Ho lasciato che tutte queste cose mi ferissero. perche' so che e' una ferita che si potra' curare. a suo modo e' anche una buona ferita. e se lascera' la cicatrice, non me ne dispiacero'. e' solo un altro dei modi con cui mi ricordero' di essere umana. con cui mi ricordero' che esisto e non mi limito a sopravvivere.

ah, ho anche desiderato essere a casa, e poi mi sono ricordata che ci sono, a casa. e allora non ho saputo piu' cosa desiderare. e ho smesso di piangere e sono tornata al lavoro. e ho curato la ferita. passera', dicono. io dico di no. ma non importa, davvero, non importa. e' bello essere umani a volte, quando non vorrei essere un calzino.

martedì 7 ottobre 2014

ferite e croste e felicita'

e insomma divento zia.
e sono felice. e scavo dentro di me cercando una punta di invida o frustrazione.
e se scavo bene bene la trovo, ovvio: il primo nipote, il piu' amato, sempre.
ma per il resto scavo scavo e non trovo altro.

e mi chiedo se sono onesta con me o scavo nei posti sbagliati per dimostrarmi che non sono invidiosa.
e poi mi chiedo se e' come quando da piccola le cedevo la bambola piu' bella, tipo un risarcimento, perche' mi sento sempre in difetto nei suoi confronti.

e poi mi chiedo se queste paranoie, questi pensieri contorti sono solo l'ennesimo tributo alla mentalita' perversa che imperversa nella mia famiglia.

non potrei essere solo felice? eppure, prima ancora che mia madre osasse ammetterlo, l'ho sentita nella voce di mia sorella, quell'incertezza di chi comunica una notizia e teme che possa ferire, possa grattare croste non ancora rimarginate. e mi chiedo, allora: dovrebbe esserci questa crosta? perche' io non la vedo, non la sento.

c'e' ed e' nascosta cosi' bene che non la trovo o semplicemente non c'e'?
e dovrebbe esserci? cioe' sono strana, non empatica, fredda, come credono loro o sono sana?

dovrei essere triste e frustrata? perche' sinceramente non lo sono.

e allora forse hanno ragione loro: io un figlio non lo voglio. o non lo voglio abbastanza o nel modo giusto, come mi accusano loro.

non so piu' dov'e' il vero e il falso.
a me sembra di star bene, di essere serena, di accettare quello che viene o non viene.
pero' loro riescono sempre a farmi sentire, non so', sbagliata. cose se non mi credessero davvero, come se fosse inconcepibile la mia serenita'. devono sempre mettere il tarlo, farmi dubitare di me, farmi sentire come una che mente a se stessa prima che agli altri.

e allora io mi trovo piena di domande sempre piu' involute. e mi chiedo se sto cercando di capirmi o solo mi sto immaginando piu' complicata di quello che sono.
perche', accidenti, qualche volta una mela e' solo una mela. e se anche scavando io trovo solo la mela, forse allora sono solo felice e basta.

pero' appena sotto la superficie c'e' una ferita,e chissa' se le farebbe felici saperlo, perche' la crosta non e' quella che si aspettano, non e' se sono felice o no per questo bambino, ma se saro' mai accettata nonostante sia serena e non involuta come loro. la ferita c'e', ma l'hanno appena riaperta per l'ennesima volta loro.

venerdì 19 settembre 2014

panta rei

e' appena partita la mia adolescente preferita. e abbiamo passato una settimana insieme, piena di cose da fare e persone da vedere e cibi da assaggiare e.

ogni volta che viene e poi va, mi lascia dentro un desiderio di esserci di piu', ma poi sono sempre troppo pigra o estranea per esserci davvero. sara' un pensiero egoista ma per fortuna ha persone piu' affidabili nella sua vita. pero' insieme ce la spassiamo parecchio e almeno per quel che mi riguarda e' un pezzo importante anche se un po' mobile di me.

e' altamente probabile che la mia vita sara' stravolta nelle prossime 72 ore. e ho paura e ho sono entusiasta. e non vedo l'ora che succeda e temo che me ne pentiro'. e spero di trovare in fretta un nuovo equilibrio, perche' nessuna scusa sarebbe migliore per boicottare una volta di piu' il mio sogno nel cassetto, ma sono davvero una persona testarda e non voglio mollare. non stavolta accidenti. stavolta no.
pero' temo che questa nuova cosa mi dreni completamente e anche se l'ho voluta io, non e' proprio come pensavo e non sono pronta a rinunciare al mio sogno.

non so mi sento confusa e incasinata e non a posto. come se avessi un buco nello stomaco che non so chiudere e una difficolta' strana a respirare. e vorrei solo rimettere tutto a posto, ma non so come.

allora respiro, mi fermo, respiro di nuovo. metto su la musica. le cose vanno avanti che io lo voglia o meno. basta solo avere il coraggio. adesso lo cerco, perche' entro 72 ore me ne servira' davvero un bel po'.