gamibu

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sabato 16 agosto 2014

the end

poche ore, una manciata di secondi, un aereo ed e' finita.
finita davvero stavolta.
finita per sempre.

di te ricordero' l'insistenza a cui non sapevo dire no, anche quando non volevo.
le risate. i caffe' e le troppe sigarette.
le telefonate quando non eravamo insieme da non piu' di cinque minuti.
i wazzup di aggiornamento.
le cosa da fare che erano sempre piu' del tempo a disposizione.
i periodi di latitanza quando ti innamoravi di un progetto.
i ritorni impetuosi nella mia vita.
le cose iniziate e poi abbandonate.
i pranzetti improvvisati.
l'uso smodato del passato remoto.
le consultazioni pre festa sui vestiti.

di te ricordero' ogni dettaglio, anche il piu' banale. il modo in cui leghi i capelli prima di iniziare a correre, la voce dura quando qualcosa non ti sta bene. come pieghi la testa per tenere il telefono mentre fai altre mille cose.

tutto ricordero', perche' sei indimenticabile.

poco meno di due anni. una vita intera.
sali su quell'aereo e vai a vivere una vita meravigliosa, dove tutti vorrebbero vivere.
non temere, non mi lasci indietro.
io ci saro' e tu ci sarai.
solo sara' un po' piu' lunga la strada per andare ad allenarci insieme. o per venire a cena da te.

amica mia, sorella, che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano.

giovedì 24 luglio 2014

confusioni

fabbrico ricordi.
mi cullo in un futuro troppo lontano.
sono in fase di ansia creativo-distruttiva.
sogno ad occhi aperti?
non riesco ad addormentarmi.
chi crea non ha pace?
mi sembra arrogante come pensiero.
ci sto provando.
non so se ho la paura di fallire e quindi mi boicotto o consapevolezza dei miei limiti.
mi consolo pensando che lo so solo io.
mi sembra di non avere tempo.
e poi di averne troppo.
ma stavolta vorrei davvero avere almeno il coraggio di arrivare a una fine.
mi calmo dicendomi che le aspettative sono tutte mie.
riescono comunque a pesare come macigni, soprattutto appena prima di dormire.

oh, io ci provo.
mi butto. poi si vedra'.
stay tuned.

lunedì 14 luglio 2014

dei giorni passati

settimane in giro per l'europa, aerei, valigie, ritardi, incontri, amici, atterraggi in luoghi conosciuti o meno, compagni di viaggi, libri, musica, odori.

sensazioni belle e struggenti. mancanza. incompletezza. addii sulla punta delle dita e sulle ciglia.
abbracci troppo brevi, sigarette nel freddo e nel caldo.

ho nuovi selfie e contatti su fb. ho nuovi ricordi e valigie troppo pesanti. per fortuna non pesano il cuore perchè quello è il più pesante. mi chiedo quando smetterò di osservare la vita e avrò il coraggio per viverla. mi chiedo se quella che ho scelto è la colonna sonora giusta. perchè a volte il sottofondo si trasforma in fragore e io mi trovo la testa piena di suoni e rumori. mi chiedo se non lo faccia apposta per non dover pensare.
passo giorni in azione e poi d'un tratto sono assalita dal pensiero della solitudine che mi aspetta così forte che mi manca il fiato e mi sento come se avessi preso un pugno sullo sterno.

quando le domande diventano troppo pressanti, alzo il volume.
codardia? probabile. a volte mi chiedo se non sia una pretesa eccessiva verso se stessi aspettarsi di avere il coraggio di vivere davvero. a volte mi chiedo se stare fermi sia così terribile, se nascondersi un attimo dietro un libro o un muro di rumore non sia solo un modo per riprendere le forse in attesa del prossimo attacco della vita.

alla fine sto solo facendo quello che facciamo tutti..mi tengo a galla come posso, magari sgraziata e affannata ma è il risultato quello che conta.

comunque non sono infelice. dirlo sarebbe una bugia e un torto a tutti quei sorrisi e a quel calore che mi sento intorno. riesco persino a dimenticare quanto sarò infelice. ci riesco quasi sempre. il problema è quando non ci riesco.

tra poche ore un nuovo volo, più definitivo degli altri. e questa sospensione dalla realtà finirà di nuovo.
e allora mi godo la sospensione finchè dura, e poi affronterò quel che mi aspetta. di nuovo in trincea. una trincea fatta di ricordi e calore. e quando mi mancherà il fiato ripenserò a questi giorni e respirerò di nuovo, aspettando di trovare il coraggio di vivere.

giovedì 19 giugno 2014

the three of us

siamo di nuovo in 3. qui nella terra al di là del mare, il trio è tornato temporaneamente.
ed è tutto uguale e tutto diverso.
è uguale l'affiatamento, le parole in circolo, i ruoli e le emozioni.
è diverso tutto perché puzza di ultima volta.
facciamo quello che abbiamo sempre fatto. ci trasciniamo con 40 gradi per i mercati, compriamo cose che non ci serviranno, ci fermiamo sfinite in ristorantini mai visti, andiamo in palestra, parliamo per ore, quando non siamo insieme ci telefoniamo.
il programma è fitto: concerti, partite dell'italia, gite al mare, negozietti, centri benessere.
incastriamo tutto con la vita normale, che passa un po' in secondo piano. tutto congelato fino alla partenza. d'altronde avrò tempo per la vita di tutti i giorni poi, quando i giorni si distenderanno tutti uguali come grani di un rosario. uguali e solitari.
ma oggi, qui, tra un succo di melone e una lezione, siamo di nuovo noi, per l'ultima volta.
c'è qualcosa di magnifico in questa precarietà.
c'è qualcosa di angosciante.
creiamo ricordi. per quando ognuna sarà da un lato diverso di questo mare, a molte ore di aereo.
mi sento come alex e aidi nelle ultime pagine della loro storia.
cerco di rimandare il pensiero, ma è sempre lì, poderoso.
non mi chiedo che sarà di noi o di me.
in parte lo so.
qualcosa di noi 3 sarà sempre, qualcosa si perderà inevitabilmente.
per adesso cerco di vivere a duemila, e zero domande.
ma l'ineluttabilità della fine pesa.
pesa su ogni istante anche quando non ci penso coscientemente.
sporca questa gioia infinita di essere di nuovo, per un momento, noi tre.
dilato quel momento, scaccio il peso in fondo alla mente.
siamo noi. di nuovo. adesso. qui.
siamo.

venerdì 13 giugno 2014

aspettare

le cose finiscono.
vorrei essere capace di piangerle solo dopo, ma non posso impedirmi talvolta di sentire già ora il dolore per la fine. è come una canzone che conosco benissimo. inizio a voler schiacciare il tasto repeat qualche secondo prima che finisca, tanto so che sta finendo. è così che mi sento ora. so che sta finendo, perché aspettare ancora?

eppure non si può vestire il lutto prima del tempo, non si può evitare quest'ultimo stillicidio. bisogna viverlo fino in fondo. perché un giorno sarà anche questo ricordo.

non voglio essere ingrata. due anni di amicizia è molto più di quel che mi aspettassi. e molto più di quello che di solito ci è concesso. non sono ingrata. so che deve finire, l'ho sempre saputo. ma per caso questo fa meno male?

fa male uguale, guardare i giorni dietro di me e quelli davanti, vedere chiaramente la diga che li separa. non fa meno male essere pronti. fa male uguale.

cerco solo di vivere. ricaccio le lacrime. quando non posso stare insieme, leggo, guardo film, ascolto musica. vivo, più che altro. a volte la tensione sale troppo, le parole altrui non bastano più. allora uso le mie. scrivo, parlo ad alta voce, penso.

non sto esattamente male. ma fa male.
da fuori sembro felice. forse lo sono. non ne sono mai sicura se non a posteriori.
è questo il meglio? questo il giorno più splendente?

non saprei. non ho idea se conti qualcosa.

ci sono molte cose che contano ma non so se dar loro un nome, aiuti a renderle più vere o il bisogno di incasellarle in un certo senso offuschi il loro valore.

per ora aspetto e vivo. vivo perché non so fare altro. aspetto perché non posso fare altro.
finché il far male non diventerà star male e poi non passerà pure quello, come tutto, e resteranno i ricordi. anche di questi giorni ad aspettare e vivere.

mercoledì 28 maggio 2014

parole

ci sono parole incastrate nella mia gola. poesie e racconti e favole. storie, milioni di storie.  me le racconto la notte, per accompagnarmi nei sogni. le ripeto al ritmo dei miei passi che picchiano l'asfalto quando corro, le sento nel vento caldo di questo quasi deserto e nelle canzoni che ascolto incessantemente.

ci sono parole che non possono uscire. forse non voglio, forse non ci riesco.
sento che le cose più importanti mi scivolano tra le dita, secondi che svaniscono alle mie spalle, mentre vado al lavoro, mangio, chiacchiero.

il futuro mi appare una distesa sconosciuta, solitaria, agghiacciante sotto il riverbero di un sole spietato.
il presente evapora come condensa su un bicchiere.
il passato? il passato è andato, finito, disperso. che importanza può avere, adesso, quello che credevo, quello che volevo, le persone che ho amato.

non vivo male. solo a tratti un senso di urgenza. il bisogno di lasciar uscire quelle parole, di dire qualcosa che resti, di sigillare il momento perché non svanisca, perso nei granelli della clessidra impietosa che è la vita.

eppure le parole sono incastrate in gola. così forte che mi fa male. deglutisco e la sento arida, come questa estate implacabile. ma non c'è acqua che possa lenire questa sensazione. le parole non scivolano giù né trovano una strada per uscire.

per ingannare il tempo che non ho, leggo parole altrui, confondendo così le mie storie e le loro.

solo, a volte, sento una parola, una sola, che bussa nel mio cervello. finirà. finirà. finirà.
sta già finendo, vorrei urlare. invece lo sussurro.
sta già finendo.
ed è strano sapere che poi starò male e non permettermi di stare male oggi.
finirà. lo so.  ma per ora è. e allora cerco di frenare il tempo, come una macchina lanciata all'impazzata verso un burrone.
so che non lo frenerò, ma forse, mi dico, se faccio finta di nulla, il tempo non si accorgerà di me, mi scivolerà accanto lasciandomi congelata in questo istante, in bilico.
so che non lo farà.
tengo le parole incastrate in gola. lascio che una lacrima, una sola, scivoli sulla guancia.
è la prima di molte sorelle che la raggiungeranno. dopo. quando sarà finito.
tra poco.
e intanto resto qui, senza parole.

domenica 18 maggio 2014

storie

certe sere non riesco a dormire. il vecchio loop dei pensieri negativi mi attanaglia in una spirale senza fondo e io resto paralizzata nel letto a concatenare sensazioni negative: fallimento, solitudine, inutilità, incapacità di reagire. per ognuna di queste, milioni di schegge che grattano sotto pelle, ricordi più o meno recenti, dolori assopiti, visi quasi dimenticati che risalgono in superficie, errori che sembravano ormai perdonati tornano a bussare alla porta della mia memoria per ricordarmi dove ho sbagliato, chi ho abbandonato o ferito. è una spirale autodistruttiva che mi lascia annichilita. è una spirale potenzialmente infinita, un gioco perverso che non mi permette di vedere vie d'uscita, di trovare un ricordo positivo o una speranza per il futuro a cui aggrapparmi.

ma non sono più impreparata. quando mi succede, respiro forte per scacciare il peso sul petto, a volte mi alzo per fumare una sigaretta e poi, riacquistato un minimo di controllo, invento una storia.
non immagino un futuro, perché in quei momenti non ne avrei la forza. mi raggomitolo come un bambino dopo un incubo e proprio come un bambino lascio che una favola mi culli lontana dai pensieri tristi. solo che ormai sono abbastanza grande da raccontarmi da sola le favole.

non ho ricordi precisi di quando da piccola mi raccontavano storie, ma sono certa lo facessero. non funziona forse sempre così? perciò anche se non lo ricordo, immagino mi raccontassero favole per accompagnarmi nello strano mondo tra veglia e sonno.

ora che sono adulta lo faccio da sola. invento storie semplici, che parlano di amori e amicizie, di storie magari complicate ma bellissime. invento trame e dialoghi, finché il sonno non ha il sopravvento.
è solo un altro modo per evitare a quel lato del mio carattere che conosce solo i sentimenti negativi di prevalere. non è una soluzione, solo un escamotage per dormire. ma non lo erano anche le favole?

la differenza è che spesso al mattino la spirale è lì ad aspettarmi, con la sua lista implacabile di errori commessi. solo che con la luce del sole è più facile scacciarla in fondo ai pensieri e quando tornerà la notte, ci sarà un'altra storia da inventare, finché la vita non tornerà ad essere abbastanza lieve da trovare sonno senza inventare storie.